Anche se noi salentini ci sentiamo al sicuro da eventi sismici catastrofici, uno tsunami, nella nostra terra c’è stato per davvero. A seguito di un terremoto tremendo.

La sera del 20 febbraio 1743, la Terra d’Otranto tremò ben tre volte. Con epicentro al largo della costa pugliese e magnitudo 7, il terremoto interessò la Puglia meridionale, l’Albania e alcune isole greche, ma fu avvertito fino alla pianura padana.

Tra i dieci terremoti più violenti che l’Italia ricordi, è registrato nelle cronache come “terremoto di Nardò”, perché fu proprio nel neretino che operò i danni maggiori, distruggendo quasi ogni edificio e uccidendo centinaia di persone (proprio in memoria dell’avvenimento, Nardò nel 2017 ha donato 1000 euro al comune di Norcia).

Lecce fu miracolosamente risparmiata dal disastro, cosa che contribuì ad acuire la devozione per sant’Oronzo, che si guadagnò anche la santa fama di protettore dai terremoti. Sulla parte inferiore della tela che lo raffigura in Santa Croce, un cartiglio riporta dei versi nell’idioma salentino:La scossa seminò distruzione in tutta la puglia meridionale, mietendo molte vittime, danneggiando e abbattendo tantete costruzioni. Gli archivi menzionano tante ricostruzioni e restauri a chiese e palazzi signorili dopo quell’evento.

1743 / FOI S. RONZU CI NI LEBERAU / DE LU GRA TERRAMOTU, CI FACIU / A BINTI DE FREBARU: TREMULAU / LA CETATE NU PIEZZU, E NO CADIU. / IDDU, IDDU DE CELU LA GUARDAU, / E NUDDU DE LA GENTE NDE PATIU. / E’ RANDE, SANTU! MA DE LI SANTUNI / FACE RAZIE, E MERACULI A MIGLIUNI

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(1743/ Fu Sant’Oronzo a liberarci /dal gran terremoto / che avvenne il venti di febbraio / tremò la città eppure nemmeno una pietra cadde / Lui, Lui dal Cielo la guardò, / e nessuno ne patì. / è grande, Santo! Ma dei Santoni / compie grazie e miracoli a milioni)

Il maremoto provocò un’onda anomala che causò il distaccamento di molte parti della costa. Le conseguenze più evidenti, secondo il prof. Paolo Sansò, studioso del fenomeno, sono sotto gli occhi di tutti (a patto di saper cosa guardare) nella zona di Torre Sant’Emiliano, che sorge tra Otranto e Porto Badisco, dove l’onda si infranse con violenza staccando massi di notevoli dimensioni e trascinandoli verso l’interno.

 

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